Il XIX secolo e Garibaldi

Il XIX secolo e Garibaldi

Palazzo Tancredi, in cui fu ospitato Garibaldi

Fra il 1799 e il 1806 Rotonda come tutta la zona intorno della Basilicata e Calabria, fu teatro di scontri (moti repubblicani) fra l’esercito sanfedista e quello francese. La zona di Rotonda era giudicata un punto strategico, per via delle sue caratteristiche territoriali, che la rendevano un punto invalicabile da parte delle truppe provenienti dalla Calabria. L’ufficiale dell’esercito borbonico, Domenico Colella, paragona le valli del Pollino alle Termopili degli Spartani definendole “Le Termopili delle Calabrie”. Con la vittoria da parte di Napoleone, finisce l’era del feudalesimo, segnando così la fine del dominio dei Sanseverino anche a Rotonda.

don Bonaventura De Rinaldis

La fine di questi moti fece riaprire i cantieri dei lavori della strada, che erano stati chiusi, ricominciando a portare benefici nella zona. Nel 1826 da Rotonda fu di passaggio anche il botanico Luigi Petagna, che rimase colpito dalla piazza e che descriveva così:

« “una deliziosa terrazza (…) ornata di buone botteghe, che possono servir del caffè e de’ gelati”, ma anche luogo di ritrovo “di sciami di fanciulli (…) inoperosi e (…) molesti”[9] »

Rotonda fu l’unico paese della Basilicata ad ospitare Giuseppe Garibaldi, che vi sostò il 2 settembre 1860, prima di partire da una spiaggia di Maratea per Sapri. L’eroe fu ospitato a casa della famiglia Fasanelli (ora di proprietà degli eredi del Comm. Vincenzo Tancredi), che per ricambiarne l’ospitalità regalò alla famiglia un grande medaglione di cui oggi si ignora la sorte. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenza[10], reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. A sbarrargli la strada, anche se in ritirata, a Castelluccio era presente un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del Generale Caldarelli. Quindi decise di fermarsi nel comune del Pollino per la notte fra il 2 e il 3 settembre, accolto da don Bonaventura de Rinaldis e ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli[11].

Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre.