Le Due Dop , il Bianco e La Rossa

                              

Rotonda offre una vasta disponibilità di vegetali coltivati nella valle, tra i più celebri, le due Dop: la Melanzana
Rossa e i Fagioli Bianchi di Rotonda. La Melanzana Rossa di Rotonda somiglia ad un pomodoro ed ha un
profumo simile al fico d’india, ed un sapore deciso con retrogusto amarognolo.
Di origini africane, comparsa nella valle a fine 800,tradizionalmente consumata sott’olio o sott’aceto, oggi trova
impiego dall’antipasto al dolce.La sua produzione va da fine luglio ad ottobre.
La Dop Fagioli Bianchi raggruppa due tipologie: il Poverello Bianco e il Fagiolo bianco;raccolti a mano nei mesi
di settembre e ottobre,trovano il loro uso in cucina sia freschi che secchi.Ottimi per le zuppe, risultano essere
molto digeribili grazie al loro sottile epitelio.

CURIOSITA’
Due Dop da record
È un piccolo record quello di Rotonda: due Denominazioni di origine protetta in un territorio di circa 200 kilometri
quadrati con una popolazione di circa 3500 mila abitanti. La Melanzana Rossa e il Fagiolo Bianco (che da poco ha visto
pubblicato il disciplinare sulla Gazzetta ufficiale europea e che nei primi mesi del 2011 otterrà definitivamente la
Dop) insistono sullo stesso territorio dei 4 comuni della Valle del Mercure: Rotonda, Viggianello, Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore. Inoltre si tratta di due prodotti che hanno avviato e ottenuto l’iter pressoché contemporaneamente e in tempi relativamente brevi.

LA STORIA DELLA MELANZANA ROSSA DI ROTONDA DOP
Tutto ha inizio da lontano, e non è retorica. La storia della Melanzana
Rossa parte dall’emigrazione di diverse famiglie rotondesi agli inizi del
‘900, come testimoniano i registri dell’anagrafe comunale. Era il
periodo del colonialismo e molti, per trovare lavoro, si trasferivano nei
nuovi territori conquistati dal regime fascista. In questo caso si tratta
dell’Africa orientale, dove dall’intento di costruirsi una nuova vita, i
rotondesi si trovarono a partecipare alla guerra di Etiopia. I nuclei familiari
che nel ’35, prima dello scoppio della guerra, riuscirono a tornare in
patria, con i figli nati e registrati in Africa, portarono proprio questa
“curiosa” melanzana a forma di pomodoro. Lo raccontano gli anziani,
i bambini di allora nati in Africa. E lo conferma il nome scientifico
dell’ortaggio: Solanum aethiopicum.
Da allora la Melanzana Rossa si è diffusa nelle aziende agricole del territorio
della Valle del Mercure grazie alla sua rusticità, alla sua versatilità in cucina,
ma anche a causa della fame e della povertà causata dalla seconda
guerra mondiale, diventando ben presto un alimento della dieta
quotidiana dei contadini. Buon parte del merito del suo “successo” si
deve anche alle condizioni ambientali in cui si è radicata, già descritte
nel 1853 da Filippo Cirelli, nel suo “Regno delle due Sicilie descritto ed
illustrato” (Napoli 1853-1860). Lì si descrive l’agro di Rotonda come
“…abbondante di acqua, le quali sono giovevolissime per l’agricoltura, e
l’industrioso colono di Rotonda sa ben mettere a profitto. La sedulità dei
coltivatori, la mitezza del clima, la posizione de terreni, e la loro buona
qualità offrono i fattori più sicuri della produzione, la quale perciò è
svariata, offrendo annualmente tutti i prodotti bisognevoli per la sussistenza
degli abitanti”. Più recentemente la memoria della Melanzana Rossa e
il suo ruolo nella comunità locale sono stati descritti da Maruzza
Fittipaldi Mainieri in “Memoria e sentimento: usi, costumi e tradizioni
della gente del Pollino” (Moliterno, 2000) “Nei miei ricordi personali,
la melanzana rossa nasce a Rotonda quando, in tempo di guerra e di fame,
splendeva rigogliosa in tutti gli orti del mio paese, o rosseggiava, simile a
serti fiori, appesa sotto la tettoia delle case di campagna”. E ancora: “Il simbolo
della povertà della nostra terra ma anche il simbolo della volontà e della
tenacia della nostra gente contadina che, con amore, ha strappato all’avara
terra gli ortaggi più adatti alla sua durezza al suo clima, portandoli
sull’umile desco o sulle tavole più raffinate, per gustare i sapori e insieme
la memoria del passato”.

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